Breve storia dell’improvvisazione teatrale italiana. Parte I (1988-1995)

Come promesso(mi) comincio a tracciare le linee storiche dell’improvvisazione in Italia. Il 2013 sarà l’anno del venticinquennale, quindi mi pare un obbligo morale. Si parla, ça va sans dire, dell’improvvisazione spettacolare, mentre quella metodologica era già in vigore da qualche annetto…

La storia dell’improvvisazione italiana è legata indissolubilmente alla storia del Match d’Improvvisazione Teatrale, spettacolo-gara nato nel 1977 in Quebec. Si sviluppa negli anni 80 anche in Europa, l’Europa francofona. Ed è a Parigi che Francesco Burroni vede il primo Match: è il Capodanno 1988. L’attore senese si rende che la cosa può funzionare anche da noi che, diamine, abbiamo inventato la Commedia dell’Arte 400 anni prima e qualcosa ne dovremmo sapere. Aggiungiamoci il concetto tutto toscano che, diamine, abbiamo inventato la lingua italiana 700 anni fa e qualcosa sapremo pur dire.

Presso il Laboratorio 9 di Firenze Michel Lopez, improvvisatore francese, tiene workshops a giovani attori toscani, che andranno a formare l’ossatura base della LIIT, Lega Italiana Improvvisazione Teatrale, che apre i battenti nel 1989. Si chiamano Daniela Morozzi, Duccio Barlucchi, Bruno Cortini, Fiamma Negri, Roberto Grassi, Alfredo Cavazzoni, Giovanni Palanza, Daniele Marcori, tra gli altri, oltre a Francesco Burroni, che del Match detiene i diritti di rappresentazione in Italia.

Gli spettacoli vanno in scena quasi da subito all’Auditorium Flog di Firenze, e riscuotono un grande successo di pubblico. Scommessa vinta, e apertura immediata dei corsi d’improvvisazione per tutti. Dal marzo 1990 la LIIT propone corsi d’improvvisazione al pubblico. Questa scelta denota la volontà di diffondere il Verbo dell’improvvisazione, uscendo da Piazza della Signoria e espandendosi fuori dai confini toscani. Nel 1991 il Match arriva a Bologna, al Teatro Corticella, nel 1992 partono i corsi a Milano, allo Zelig, e nel 1994 a Torino, nella stagione 1995/96 a Roma e Reggio Emilia.

L’improvvisazione quindi si diffonde poggiando su realtà magari già consolidate, in cui gli insegnanti della LIIT  gestiscono i corsi e rappresentano gli spettacoli. La partecipazione però è molto sopra le aspettative, e per facilitare la gestione delle varie realtà locali, i pionieri toscani cominciano a responsabilizzare alcuni allievi particolarmente capaci e/o desiderosi di lavorare nell’improvvisazione. Nasce così nella stagione 1994/95 la distinzione tra amatori e professionisti, anticipo della creazione delle associazioni locali, che avverrà solo a fine secolo.

Sempre nel 1994, all’inizio dell’anno, ha luogo il primo raduno dell’improvvisazione italiana. Siamo nella campagna senese, e ancora una volta il concetto portante è quello di consolidare il movimento. Bisogna sottolineare che in nessun altro Paese, per quanto l’improvvisazione possa essere diffusa da più tempo, c’è una tendenza così sistematica alla diffusione nazionale. L’Italia, ultima arrivata, si pone all’avanguardia. Ma questo ovviamente porta benefici e tanti, tanti problemi.

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  1. Pingback: La Guerra Fredda dell’improvvisazione italiana | l'improvviso

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