I maestri: Viola Spolin

Il mondo dell’improvvisazione è abbastanza concorde nel considerare Viola Spolin (1906-1994) come la sua ‘mamma’.

Sono concorde anche io, per quello che conta.

Viola Spolin nasce a Chicago nel 1906, ma lavora anche a Hollywood e a New York. Fondamentale per l’evoluzione del suo metodo è il rapporto con Neva Boyd, educatrice influenzata dal metodo Montessori, che utilizza il gioco come strumento socializzante e terapeutico nei projects (contesti abitativi periferici e disagiati) e nelle scuole pubbliche americane. Anche Viola Spolin insegna in ambiti difficili e per il WPA (Works Progress Administration) durante il New Deal, soprattutto con immigrati e figli di immigrati, non anglofoni. Influenza direttamente la nascita dell’improvvisazione teatrale, almeno nella concezione moderna (vado sul palco senza testo, mettendo in scena uno spettacolo improvvisato che viva dell’interazione col pubblico), tramite il figlio Paul Sills, creatore insieme a David Shepherd dei Compass Players (1955), prima compagnia d’improvvisazione dai tempi della Commedia dell’Arte, e in seguito del Second City (1959). Muore a Los Angeles nel 1994.

La grande novità che introduce la Spolin è il gioco teatrale. Ovvero l’utilizzo del gioco per fini drammatici. Concetti ancora oggi centrali nell’insegnamento e nello sviluppo dell’improvvisazione teatrale (e non solo) come l’assenza di errore, l’uso dei suggerimenti del pubblico, la spontaneità vista come momento di massima libertà personale, la scoperta da parte dell’allievo di regole, non precostituite, in una scena, il problem solving (”dare problemi per risolvere problemi”), e tanti altri, nascono con lei. Per scoprire quali altri si può fare un esercizio molto semplice: pensate a un concetto che secondo voi è basilare nell’improvvisazione. Fatto? Ecco, l’ha inventato Viola Spolin. Anche il lessico del teatro è stato influenzato dalla sua forza propulsiva. Ad esempio è lei a introdurre il termine player (giocatore) al posto di actor (attore). L’improvvisazione per lei diventa quindi to play a game (che traduco volutamente male in “giocare un gioco”).

L’eredità della Spolin ci è tramandata anche e soprattutto grazie a un libro, di teoria e esercizi, che è ancora oggi una Bibbia per l’improvvisatore e non solo. Improvisation for the theatre, tradotto anche in italiano come Esercizi e improvvisazioni per il teatro (Dino Audino editore) viene pubblicato nel 1963 e in seguito ampliato. Già le prime frasi sono un manifesto programmatico:

Tutti possono recitare. Tutti possono improvvisare. Chiunque lo desideri può giocare in teatro (play in the theatre) e essere consapevole del palco.

Questo perché il valore dell’esperienza è centrale nella filosofia di Viola Spolin. L’esperienza è il vero insegnante, tutti impariamo dall’esperienza diretta (e dagli errori). Il concetto di esperienza è talmente importante che va a influenzare direttamente l’idea di talento, per Spolin ”una maggior capacità individuale di fare esperienza”, per cui ”si può suscitare il potenziale inespresso di una personalità accrescendo la capacità personale di fare esperienza”. Il talento, insomma, si coltiva ampliando le possibilità di esperire. E questo avviene più facilmente tramite il gioco collettivo.

Nel video che ho postato (traduco qualcosina per chi non mastica britannico) viene riassunto mirabilmente il magistero di Viola Spolin, con alcune fantastiche immagini di sue lezioni.
Si parla di punto di concentrazione (focus) sul gioco, sull’esercizio, non sulla storia o sul testo. Questo impedisce di avere paura e aiuta a superare i blocchi emotivi e di comunicazione che una persona, specialmente adulta, tende a costruire negli anni. Interessante è il discorso sul gioco dello specchio, che parte da un’idea di leadership alternata per arrivare a un’assenza totale di leader e a un movimento fluido e condiviso. Nel finale viene citata per la sua idea di creatività, o meglio di non creatività: ”la creatività non è utilizzare in maniera ‘geniale’ ciò che conosciamo”, ma evidentemente ”andare verso ciò che è sconosciuto”. Intendendo soprattutto ciò che è sconosciuto di noi stessi, a noi stessi.

Per avere un’idea più approfondita delle idee, ancora oggi rivoluzionare, di Viola Spolin, vi rimando al suo libro. Ripeto, anche se non siete improvvisatori! Si trova facilmente su internet ma anche in qualche illuminata libreria. Le prime 30 pagine sono oro, a livello teorico, e anche non condividendo tutto possono dare spunti sempre nuovi. Gli esercizi poi si possono fare anche a casa, e senza la presenza dei propri genitori. Come delle forbici con la punta arrotondata.

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