Orcas Island Project

Uno spettacolo di improvvisazione teatrale spesso non rimane. Non lascia pensieri, domande, emozioni. Piace nel momento.
Quando accade il contrario è un evento, e il contrario accade poco, ahimé.

Mi ricordo di quattro contrari. Quattro volte in cui sono uscito dal teatro e ancora riflettevo sullo spettacolo visto, che indubbiamente mi aveva lasciato qualcosa.

Tutti e quattro gli spettacoli in questione portavano la firma Orcas Island Project, probabilmente l’ambizione improvvisativa più riuscita e esaltante al mondo. La parola mondo non è la solita iperbole, ma un dato di fatto. L’Orcas Island Project è una compagnia internazionale nata dalla volontà di Randy Dixon, direttore artistico di Unexpected Productions, Seattle, USA, di trovare un punto d’incontro con improvvisatori di diversa provenienza. Le barriere linguistiche si abbattono grazie al linguaggio comune dell’improvvisazione.

Il gruppo è stato creato, come nella più pura tradizione dei film americani d’azione/avventura (ma non solo), con un reclutamento attento e progressivo, che si concretizza nel 2005, anche se Dixon aveva cominciato la sua opera ecumenica qualche anno prima con l’istituzione del festival internazionale di Seattle (prima edizione: 1997). Poi nei suoi viaggi in Europa, soprattutto, continua l’opera. E dal 2005, appunto, riunisce il gruppo a Orcas, isola nel Pacifico nordoccidentale al largo di Seattle.

E si arriva ad avere una compagnia di 14 elementi, tutti elementi di spicco dell’improvvisazione nelle loro nazioni.
Sono:

Beatrix Brunschko – Theater Im Bahnhof, Graz, Austria
Maja Dekleva – Kolektiv Narobov, Lubiana, Slovenia
Randy Dixon – Unexpected Productions, Seattle, USA
Jill Farris – Philadelphia, USA
Per Gottfredsson – Improvisationtheater Stockholm, Stoccolma, Svezia
Tom Johnson –The Brody Theater, Portland, USA,
Yuri Kinugawa – (Giappone) Impro Works Ltd, Tokyo, Giappone e Neko Theatre Compan, Auckland, Nuova Zelanda
Bronwynn Mertz-Penzinger – (Australia), English Lovers, Vienna, Austria
Rama Nicholas – Impro Melbourne, Melbourne, Australia
Felipe Ortiz – La Gata Impro, Bogotà, Colombia
Kirsten Sprick – Hidden Shakespeare, Amburgo, Germania
Yann Van Den Branden – Quicksilver, Anversa, Belgio
Henk Van der Steen – Troje, Amsterdam, Olanda
Antonio Vulpio – Teatro a Molla, Bologna, Italia

La difficoltà di trovarsi, evidente, è il limite di questa compagnia. Gli incontri sono praticamente una volta all’anno, precedenti al festival di Seattle, in giugno. E le rappresentazioni sono altrettanto rare. Probabilmente questo ne eleva il valore.

Gli spettacoli a cui ho assistito personalmente sono It begins with…, Afterlife, Citylife e The Wishing Tree. I primi due a Seattle, gli alti durante il festival Goli Oder di Lubiana, unica esperienza europea finora del gruppo.

L’impatto è incredibile, il lavoro nella direzione di usare l’improvvisazione come linguaggio, linguaggio necessariamente universale, è riuscitissimo. Gli spettacoli sono fatti di scene e storie diverse, che partono da uno o più spunti del pubblico (in Wishing Tree viene chiesto di appendere a un piccolo albero, che poi va in scena, un proprio desiderio profondo, e ogni attore ne pesca uno ed è protagonista di una storia che cercherà di esaudire il desiderio) ma che soprattutto cercano di lavorare con il pubblico, di stimolarlo a trovare connessioni tra le scene, tra le storie, e la propria esperienza personale.
Citylife ad esempio prende spunto dalla visita alla città che ospita gli attori. Durante il giorno gli attori girano per la città, e in scena raccontano cosa hanno visto. Le storie si mischiano, diventano un unico racconto, quasi onirico, che lo spettatore (abitante del posto o straniero) riesce a fare suo, e unico.

Altra fondamentale produzione dell’OIP è Translation, ormai un must di ogni festival con ospiti internazionali che si rispetti. E’ uno spettacolo libero, con un suggerimento dal pubblico che lancia diverse storie e suggestioni. Ma ogni improvvisatore parla la sua lingua. Non cercando di evidenziare la differenza linguistica, prendendo in giro l’incomunicabilità, ma valorizzando il linguaggio improvvisativo, che permette effettivamente di comprendersi. In questo spettacolo in fondo sta il senso del progetto, e forse dell’improvvisazione stessa.

Mi auguro che presto sia possibile ospitare questa compagnia, o qualcuno dei suoi membri, in Italia. Per avere uno spettacolo di improvvisazione teatrale che rimanga nella testa, anche usciti dal teatro.

Per altre informazioni sull’Orcas Island Project:

Sito  –   Facebook

3 Comments on “Orcas Island Project”

  1. Pingback: Le signore dell’Impro | l'improvviso

  2. Ciao, sono finito sul tuo blog cercando info sull’Orcas Island Project. Da buon improvvisatore, cerco sempre qualcosa di nuovo. Visto che c’ero, ho continuato e ho letto anche altri articoli. Spero che nel frattempo hai continuato a scrivere perchè mi piace il tuo stile!
    Mi hai chiarito finalmente cosa sono shortform e longform, e cosa non sono, cioè che esistono due cose che non esistono. 😛

    Looking forward to READ you again
    Flavio

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