Improvvisarsi CEO di Twitter

Per giustificarmi dell’assenza lunga due mesi (ma del resto il cane mi ha mangiato i tasti del computer signora maestra!), oggi pubblico due post. Due traduzioni di post trovati in giro per l’Internet (la o lo?)

La prima traduzione è di un articolo di Dick Costolo. Per chi non lo sapesse, Dick è un signore americano di 50 anni, che dopo aver fatto parte del celebre Annoyance Theater, gruppo di improvvisazione tra i più importanti di Chicago, è diventato CEO di Twitter. Cioè il capo, insomma. Conferma del fatto che l’improvvisazione si sposa bene con tutto. Nell’articolo Costolo propone un semplice consiglio per chi lavora in azienda, basato sulle tecniche dell’improvvisazione.

per gli anglofoni ecco l’articolo originale.

Per gli altri la mia traduzione (tenete conto che il cane mi ha mangiato anche il dizionario):

”Quando ero a Chicago per improvvisare, c’erano dei ragazzi della Ivy League (gruppo di otto college statunitensi d’elite, tra cui Harvard, Yale e Princeton, ndt), come Rachel Dratch (comica americana del Saturday Night Live, ndt), laureatasi a Darmouth. C’era un altro gruppo di ragazzi che venivano da università del Midwest, stile Chris Farley (anche lui stella, ahinoi spentasi troppo presto, del Saturday Night Live),  gente tipo: ”non vedo l’ora di bestemmiare e spogliarmi in scena!”. Tutto ciò creava un interessante equilibrio. Un miscuglio di comicità intellettuale e slapstick.

Questo è esattamente il tipo di equilibrio che si dovrebbe favorire in un’azienda. Da un lato ci sono gli innovatori. Loro sono i tuoi cani sciolti, i visionari. Dicono ”devo avere la libertà di pensare a questo problema, oltre i limiti entro cui lavorano gli altri”. Hanno un approccio olistico alle soluzioni. Poi ci sono i tuoi laureati a Stanford con il massimo dei voti. Sono disciplinati. Pensano tutto in termini di dati: misurano se stessi e gli altri solo tramite dati.
L’obiettivo è che entrambe le tipologie lavorino insieme, con successo.

Un principio fondamentale dell’improvvisazione è l’ascolto, accettare quello che viene proposto in scena. Se inizi a improvvisare lavando i piatti e un minuto dopo io entro e accendo la TV nel punto dove prima era stato immaginato il lavandino, il pubblico ha la sensazione che la scena sia stata rovinata. Allo stesso modo, voglio che i miei manager ascoltino e reagiscano alle proposte degli impiegati, invece di ignorarle. I manager devono essere pronti ad accettare ogni tipo di proposta. Quando negano un problema o una questione e difendono lo status quo, creano malcontento nel gruppo.”

E voi? Avete avuto esperienza di tecniche di improvvisazione usate nel vostro lavoro?

1 Comments on “Improvvisarsi CEO di Twitter”

  1. Da quando improvviso ho ritrovato quel “frizzante” che mi permette di trovare il comico anche in situazioni parecchio ordinarie. In più cerco di mettere fantasia laddove c’è solo la logica serrata. Lavoro in un contesto scientifico (computer computer computer) e ogni tanto cerco di staccare gli occhi dal monitor e cazzeggiare. Ho notato diversi effetti:
    – l’entusiamo è ben accolto ma non ricambiato. L’introverso partecipa alla risata ma non è disposto a “scoprirsi” come farebbe un altro improvvisatore o semplicemente una persona estroversa.
    – si rischia di essere presi poco sul serio. Improvvisare, tirare fuori idee border-line, può essere preso come indice di poca serietà dalle mummie che presiedono l’ufficio.
    – tutti questi rischi valgono la candela. Infatti l’approccio creativo al lavoro è una mano santa per tenermi vivo, sorprendere, raccogliere idee di tanto in tanto innovative. Chi non capisce… beh peggio per lui xD

    Alla prossima!

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