La dinamica dell’improvvisazione

Ocio, qui si parla di fisica.

Siamo in due in scena. Quando due personaggi si trovano insieme reagiscono l’uno all’altro.
Come in chimica, come la musica. Come l’ammore.
Generalmente siamo abituati a pensare alla dinamica di azione e reazione, così, cronologicamente intesa: prima viene l’azione, a cui segue una reazione. Newton.
Nell’improvvisazione, anche se in effetti si parte sempre da un’azione (la prima, quella della piattaforma) preferisco ribaltare l’ordine e parlare di reazione a cui segue un’azione.
La reazione è l’elemento che rende l’improvvisazione unica. È il vero pilastro, in termini dinamici, del gioco.

La dinamica impro è fatta da tre fasi: reazione – reincorporazione – azione. Quindi reagisco a qualcosa, leggo la reazione all’interno del percorso del mio personaggio e della storia, agisco di conseguenza (realizzando una delle tante possibili conseguenze).
Più ci avviciniamo a fondere queste tre fasi in una più stiamo improvvisando in tranquillità.
La reazione è la fase più intuitiva, spontanea, la reincorporazione quella più analitica, l’azione quella logica. Ma, come detto, l’obiettivo è rendere tutto fluido, mischiato. 

Un buon modo per fissare e dare corposità ai nostri personaggi, soprattutto all’inizio della scena, è quello di far emergere ed esplicitare a noi stessi, ai partner e al pubblico, il motivo per cui il personaggio ha reagito in un certo modo.
In questo modo si comincerà (tutti!) a conoscerlo più profondamente.

 

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