Sweet home (of impro)

Il pellegrinaggio alla Casa per amore di Allah

è un dovere per ogni uomo che ne abbia la possibilità

Eseguite il hàjj e la ‘umrah per amore di Allah

Il quinto pilastro dell’Islam prevede che ogni buon musulmano, almeno una volta nella vita, compia un pellegrinaggio alla Mecca.

Con il rischio di essere tacciato di blasfemia, lancio un pilastro dell’improvvisazione: ogni improvvisatore, amante dell’improvvisazione, almeno una volta nella vita, deve compiere un pellegrinaggio a Chicago.

Insciallah

Sono appena tornato dal Chicago Improv Festival, dove con Teatribù ho fatto parte del gruppo di compagnie internazionali. Il CIF ospita più di 150 compagnie, la maggior parte autoctone, in una settimana decisamente intensa. Gruppi storici con 30 anni di esperienza, artisti emergenti che saranno i gruppi storici tra 30 anni, ‘vip’ che hanno sfondato in televisione, sperimentatori.
Il Festival, giunto alla diciassettesima edizione, è organizzato da Chicago Improv Productions, un’associazione che coordina e mette in contatto tutte le realtà della città dell’Illinois. Che non sono contabili. Solo al festival ne partecipavano 83.
Sì, il Festival è grandino, bisogna mettere da parte la frenesia di vedere e conoscere tutto. Meglio girare un po’, respirare improvvisazione e vedere quello che è possibile. Tipo 17 spettacoli in 10 giorni. Di tutti i tipi. Universitari alla loro prima esperienza o giù di lì, grandissimi nomi come Tj & Dave, duo amatissimo tra i due Oceani, Joe Bill, Dave Razowsky e Rachael Mason, per la prima volta insieme su un palco in uno spettacolo emozionante. Spettacoli di puppets come Felt, politicamente scorrettissimo, e Brohuaha, la sorpresa più grande, che qualcuno ha avuto la buona idea di filmare. E ancora spettacoli Chicago Style: una parola, uno spunto, e via per mezzora con associazioni libere (insomma Harold e figli di). Infine gli altri gruppi internazionali: due dal Brasile, uno dalle Filippine, un gruppo polacco e uno svizzero, i banditi neozelandesi.

La sensazione che la città ti dona è quella di un posto dove l’improvvisazione è celebrata, rispettata, conosciuta. Certo, prevale, come in tutto il Nordamerica, l’equazione: Improvvisazione=Comedy, ma i motivi sono abbastanza solidi e comprovati dalla Storia.

Storia che, almeno parlando di improvvisazione, fa rima con Second City, il tempio vero e proprio dove l’improvvisazione teatrale, come la conosciamo e la facciamo, è diventata concreta nel 1959. L’edificio tra Wells e North, nel North Side, è un multisala. Con tanto di scale mobili. Per salire da un piano all’altro (sono tre) e passare dagli uffici, ai palchi (5), alle innumerevoli sale prova. Dalle pareti ti guardano gli allievi illustri, tipo i signori protagonisti del video all’inizio del post (sia quelli che cantano che il poliziotto coi baffoni) , Bill Murray, Martin Short, Mike Myers, Tina Fey, Harold Ramis, Steve Carell, Steven Colbert, Neil Flynn (l’inserviente di Scrubs!). E i proverbiali tanti, tanti altri!

Ma la bellezza di Chicago non sta nei grandi teatri, come anche l‘iO dove Del Close ha predicato l’improvvisazione come forma d’arte e dove adesso regna Charna Halpern, vedova del guru inventore di Harold, oppure l’Annoyance, diretto da Mick Napier, altro maestro e autore del libro Improvise. Sta nel fatto che se giri un po’, ti perdi, soprattutto tra Wrigleyville e Belmont, entri in un posto per chiedere informazioni, probabilmente ti trovi in un posto dove fanno improvvisazione.
E’ come alzarsi la domenica mattina in una città italiana e decidere di andare a vedere una partita di calcio. Puoi andare a vedere la squadra principale, ma sicuramente trovi anche una squadra di scapoli e ammogliati, una di giovani, o puoi andare direttamente tu al parco a giocare.

Ovviamente l’avere un’offerta così ampia e varia porta all’unica, vera, grande nota negativa che si può intuire subito, soprattutto in un festival internazionale.

Se sei a Chicago non esiste altra improvvisazione al di fuori di Chicago.

Un micro(macro)cosmo del genere porta in dote tutte le dinamiche che generalmente si hanno in una nazione. La disputa tra filosofie e scuole diverse (iO vs Annoyance vs Second City), le compagnie migliori che si dividono gli improvvisatori migliori, la necessità dei grandi gruppi di badare al sodo e l’accusa conseguente di fare poca ricerca e non migliorare la qualità dell’improvvisazione. Insomma, tutto già sentito. Con la differenza che la possibilità di aprirsi non sfiora l’improvvisatore medio di Chicago.

Tanto loro sono alla Mecca.

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